Un Buon Natale!

Tra frasi ammiccanti e intermittenti sentori dal gusto marzolino le persone e il clima convivono come meglio riescono. Qualcuno prova ad alzare la voce, senza avere però la fortuna di trovare orecchi senzienti. Altri, inermi, scivolano (o fuggono?) sulle strade che la città offre loro. E nel frattempo ci piovono addosso, oltre alle consuete benedizioni non richieste, centinaia di luminosissime stelline artificiali, accecanti congegni al servizio della tecnologia della felicità! Una felicità che, schiavi della ricompensa, ci aspettiamo di ricevere dopo una vita di generosità e di sopportazione.
Incediamo per le vie drogati di consumismo e pornografia. Come tanti maniaci furtivi, non lasciamo che sfuggano al nostro sguardo le signorine in lingerie che, ammiccanti dall’alto di enormi cartelloni pubblicitari fin troppo pubblici, ci insegnano che il sesso venduto e un certo standard di bellezza sono gli unici obiettivi ai quali valga la pena di aspirare. Persino i bambini si fermano a guardare tra lo stupito e l’eccitato, e non capiscono il perché. Chissà se qualcuno troverà mai le parole giuste atte a spiegar loro la distinzione tra sesso e mercificazione.
Chi invece prova a distogliere lo sguardo dalle fanciulle di carta, subito inciampa nella beatifica visione delle numerose loro copie seriali in carne ed ossa. E come in ogni vetrina che si rispetti, la merce generosamente esposta è a uso esclusivo degli occhi: una vita passata per lo più a guardare e a non toccare.
Alcuni illuminati vestono paraocchi presi in prestito da stalloni fuori moda, ma incedono incerti nel tunnel di luce bugiardo che occulta le tenebre circostanti. E vittime di quella cecità confusa, frutto di un curioso coacervo di fulgore sovrabbondante e patetico oblio, desiderano che raggianti conigliette in atteggiamenti saffici squisitamente natalizi, scampanellanti un sonaglino con sopra incisa la scritta “SEX”, divengano guide propiziatrici di inconfessabili libagioni.
I bimbi cercano nutrimento in mondi popolati di folletti cantori e fate ballerine, e ricevono in pasto putride immagini caduche di universi fittizi, creati apposta per abbagliare occhi inesperti. Ottengono grida o disapprovazione da parte di adulti frenetici se preferiscono il rifugio del buio all’ostentazione di una luce finta. E purtroppo le lacrime non servono a lavare il lordume che già li infetta come un marchio sacro.
Si respira un’aria nuova a causa del freddo, copia reale di ciò che un tempo il clima insegnò al climatizzatore, freddo che congela i visi ma non gli stomaci, tanto da farci sembrare statue semoventi e sorridenti ai fasti dell’ingordigia lussureggiante che ha addobbato e addobberà alberi e tavole.
Abbondanza è la parola d’ordine. E noi, satolli e barcollanti sotto le insegne della letizia, ubbidiamo eretti e contenti di prendere parte alla spettacolare macelleria festante. I suoni della carta strappata e delle risa stridenti, di plastica recisa e alberi abbattuti, di confezioni violate e mascelle al lavoro, saturano quell’aria già gravida di stelle posticce. Festa futura prossima per topi aguzzini, lotta infame e raminga per infreddoliti spazzini.

Babbo Natale è morto di stenti. Di stenti e realtà. Di realtà e merchandising.
E il requiem che gli offriamo a pagamento ha la voce dei jingles pubblicitari usa-e-getta.

Tutto sommato, un Buon Natale.

 

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3 pensieri su “Un Buon Natale!

  1. Non si dovrebbe dimenticare pero’ che le signorine dei cartelloni pubblicitari, cosi’ come quelle in carne ed ossa, rappresentano una offerta che incontra una domanda ben precisa. L’ articolo tradisce un punto di vista prettamente maschile.

    Ma non si puo’ negare che a volte ti sembra di provare un forte senso di stanchezza interiore all’ avvicinarsi delle festivita’ natalizie , come se non avessi piu’ la forza di affrontare un altro natale con tutte le sue implicazioni.

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  2. Mi sembra una visione un po’ troppo semplicistica quella che sostenga che l’offerta è commisurata alla domanda. Il più delle volte, anzi, avviene l’esatto contrario: è l’offerta che indirizza la domanda.
    E il Natale è proprio il momento culmine in cui ciò diventa manifesto… o cartellone!!!

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  3. Nonostante i mille condizionamenti del consumismo, credo che sia ancora possibile vivere il Natale nella sua vera dimensione: bisogna impegnarsi a decifrarla per coglierla.

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