Prev #2

I clamori degli ultimi giorni si andavano via via affievolendo

in barlumi di oscurità ben calibrata.

Faceva fatica a sopportare il peso di quella fine

senza il minimo indizio di alcun nuovo inizio.

Le antiche architetture si erano sciolte,

come si scioglie una caramella al miele in una bocca troppo avida,

e i pochi resti non lasciavano intravvedere altro che i riflessi già opachi

di carie oramai incurabili.

Provò a sistemarsi di fronte a uno specchio e prese bene la mira:

le schegge non lo aiutarono a volare più basso

ma acuirono almeno timori e sospetti.

Quando ormai tutto sembrava perduto

riuscì finalmente a chiudere ed allineare le gambe

e l’ingresso in acqua fu di retta perfezione.

Il verdetto non tardò a giungere

come non tardano le tenebre al calare del sole:

un singolo applauso e la promessa di un maggiore impegno

in un futuro che non si profilava poi così prossimo.

Riemerse inondato di artifici prospettici

che donavano profondità a suoni, pensieri e parole altrimenti monotoni.

E poiché solo il dolore si eleva a coscienza

morse un dito al suo vicino di casa

nella speranza che una percezione singolare potesse giovare alla causa comune.

Solo il mattino pose fine a ciò che con passo spedito

correva verso la linea di un traguardo incostante:

fu così che, ignaro come un dio che trascuri l’umano accadere,

adagiò il capo e spiccò il salto

accogliendo a piene mani un sordo atterraggio già agognato.

 

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