a Casa

Notte amica racconta la strada
che a torto raggiunge la giusta contrada
nell’eco di note che sposano lente
il coro metallico di scoppio impaziente.

Narra le gobbe che appressano all’uscio
tra stelle assonnate o il caotico scroscio,
e un portale serbato dall’umido fumo
che annuncia dimora e bramato il profumo.

Monotona leva, fuga inattesa
una corsa dell’acqua la voce sospesa,
fragore costante che inibisce abluzione
ronzio indecifrabile scandito Bozzone.

Lesto il tepore discioglie all’esterno
rapito dal rigido morso d’inverno
e nuvole mute piuttosto che voce
dalla bocca proclamano il gelo precoce.

Serrato il passaggio al buio predace
l’occhio s’affanna al divano e lì giace
pigro in attesa un doppio sopore
che conta ovini invece che ore.

Antica alleanza tra umano e animale
rinsalda l’abbraccio nel sonno ideale
protetta la donna in tinte di lana
il felino ai suoi piedi a uso di tana.

L’amica conduce il racconto in bisbiglio
discreta confessa l’ameno consiglio
e come il tenone nella mortasa
l’accordo disfatto rinsalda ora a casa.

In copertina Casolari con il tetto di paglia a Cordeville di Vincent Van Gogh

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