Felistrocca

Il gatto quando gioca non sorride

abile e maldestro al tempo stesso

pensa forse a fare un poco il fesso

e a un tratto salta graffia e poi t’irride.

Pronto a chieder cibo a tutte l’ore

t’interroga con voce assai suadente

quasi mangiasse male poco e niente

s’affoga nel suo piatto con ardore.

Riposa pigramente sul divano

non vuole scocciatori quando è fiacco

sornione guarda tutto con distacco

che pare asceso al trono da sultano.

La caccia è il suo brav’ordine maestro

lo esegue lievemente, come scherzo

un salto, ancora un altro e dopo un terzo

la preda ha niente scampo e sol capestro.

Tende le zampe per cercare appiglio

quatto sculetta e progetta agguati

gli orecchi piatti e gl’occhi spiritati

la mano tua la scalcia da coniglio.

Riflessi, neanche a dirne, come specchi

se caso mai ti muovi non hai scampo

saetta come freccia o come lampo

se studi per sfuggirlo allor c’invecchi.

Si dice sia parente col maligno

in specie se per strada è quello nero

ma lui non se ne cura e lascia al clero

maledizioni, croci e ogni macigno.

Dei baffi non può farne proprio a meno

li indossa senza spada né cappello

di maschere nemmeno un sol brandello

che già quel muso suo è buffo appieno.

Il timbro l’ha intonato niente male

gli serve a intenerire e a fuorviare

o spesso a chieder anche di giocare

ché pur la compagnia gli è congeniale.

Si lava tutto solo e mica è poco

dell’acqua ha il terrore e scappa lesto

non usa saponette lì nel cesto

eppur non puzza mai né pressappoco.

Invero è con la lingua che si cura

la usa ogni volta che abbisogna

ferite, tagli o morsi e ogni scalogna

conforto che si dà senza censura.

In casa tiene a freno gli invasori

ché il territorio è sacro e non si viola

di dentro e addirittura nell’aiola

non fanno manco l’ombra i roditori.

A vesti o calzature non è avvezzo

di queste vanità lui se ne frega

gli basta il pelo morbido e la piega

di quei suoi polpastrelli che accarezzo.

Ti dico se davvero rinasciamo

e a questa pelle un’altra poi succede

del gatto voglio tutto in buonafede

ché sette vite è un dono affatto gramo!

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5 pensieri su “Felistrocca

  1. Abbiamo appena terminato di leggere ed apprezzare… ci piace assai sia per la simpatia che traspare e che contagia sia per la bravura nel comporre così bene in rima! Il finale poi è “unico” e sorprendentemente invitante!

    Liked by 1 persona

  2. ché il territorio è sacro e non si viola

    di dentro e addirittura nell’aiola

    Qui c’è un problema di rima per la diversità d’accento: vìola e aiòla.
    Per tutto il resto…fantastica! Complimenti

    Mi piace

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