Fradici di paura e ingiustizia

Arriva l’autunno e, quindi, arrivano le prime, serie piogge. E fin qui tutto normale. La questione non dovrebbe essere così degna di nota o di notizia. Se non fosse per il fatto che con le prime piogge arrivano anche tante, troppe alluvioni, esondazioni, allagamenti, dovuti a cedimenti e/o insufficienze strutturali. La “pioggia italiana” è potenzialmente sempre portatrice di distruzione e miseria, quando va bene, altrimenti, se va male – e decisamente troppo spesso va male – anche di morte.

Siamo nel paese del “facciamolo-al-risparmio-e-male-che-tanto-chi-vuoi-che-se-ne-accorga”. E quando ce ne accorgiamo è troppo tardi. E quando è troppo tardi, tanto ormai ci siamo abituati. E quindi va magicamente ad aggiungersi alla parola composta che poco fa abbiamo messo tra le virgolette, il suffisso “e-anche-se-qualcuno-se-ne-accorge-chissenefrega”.

Ormai sta divenendo chiaro che un po’ ovunque c’è il rischio che sia troppo tardi – sud, nord o centro non fa differenza: case, argini, dighe, ponti, edificati con la sabbia, dopo qualche tempo cedono e causano danni alle persone e alle loro attività, alla loro vita tout court. Disboscamenti barbari che rendono i terreni instabili e causano frane che ricoprono di melma, sassi e fango le costruzioni e intrappolano esseri umani, spesso destinati ad una morte lenta, buia, umida, orribile.

È davvero possibile vivere in un Paese che non ci garantisca non dico l’incolumità in senso assoluto – ché quella, sì, sarebbe un’utopia – ma che nemmeno ci fornisca i mezzi necessari e rigorosamente controllati, atti a non farci allarmare ogni volta che due gocce di pioggia cominciano a cadere dal cielo? Si può realmente avere paura della pioggia?! Voglio dire, tolte le piogge davvero eccezionali – le vere e proprie calamità –, possiamo sopportare che ognuna di quelle piogge che invece sono inevitabili e indispensabili per la vita del pianeta, diventino per noi italiani potenziali cause di morte e devastazione? È anche solo pensabile, onestamente, non sentirsi sicuri in casa propria?

I colpevoli non ci sono. Mai. E quando ci sono, grazie al nostro sistema giudiziario lento, intasato, incagliato in procedure che durano anni, i reati cadono in prescrizione prima che si giunga alla sentenza di terzo grado, e quegli stessi criminali tornano ad essere nella condizione di generare nuovi danni. Tutto rimane sempre impunito. Le persone muoiono nell’oscurità della casa che dovrebbe garantire loro rifugio, e nessuno ne è colpevole. Tanti perdono la propria fonte di guadagno perché inondata da fiumi i cui argini costruiti per contenerli si sgretolano, costretti poi a fare la fame, e nessuno ne è responsabile.

Chi deve snellire le procedure giuridiche? E perché non lo fa? Dove vanno cercate le responsabilità per l’attuale stato di cose? Perché siamo costretti a subire senza avere almeno la certezza che i rei paghino? Mentre invece io, signor nessuno, se ho la sventura di venire fermato mentre cammino a piedi in stato di ebbrezza, magari cantando una canzone, rischio fin da subito almeno una notte di carcere. E purtroppo, in alcuni casi, addirittura la morte in quel carcere! Anche in questo caso senza che vengano poi individuati gli artefici.

Io non mi sento tutelato. Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

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2 pensieri su “Fradici di paura e ingiustizia

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