La Busta

Nell’attimo in cui estrasse il tubo di crema solare, la busta di plastica che lo conteneva volò via repentina e ormai del tutto alleggerita, spinta dal vento alzatosi nel primo pomeriggio, dopo una mattinata in cui un’intensa bonaccia aveva fatto da sottofondo armonico ad un sole morbido e mai invadente.

L’anziano si lanciò immediatamente all’inseguimento dell’agile oggetto, ma apparve chiaro fin da subito che la gara sarebbe stata impari: il potente vento di ponente trascinava la busta rosa con una forza e a una velocità tali che le stanche e troppo magre gambe dell’anziano bagnante, inette alla corsa, mai avrebbero potuto sostenere.

Dopo qualche metro di camminata veloce, eseguita con estenuante fatica su una sabbia cedevole nemica dell’incedere umano, l’uomo si fermò a corto di fiato e di energie, probabilmente con lo sguardo offuscato dallo sforzo e, forse, speranzoso nell’intervento della bambina che scorgeva poco più avanti, impegnata a fare la ballerina sfrontata di fronte a un pubblico inesistente. Questa, al passaggio della busta, anziché tentare un qualsiasi tipo di intervento, si incantò a fissarla stupita, come di fronte a una farfalla ansiosa intenta a cercare affannosamente il prossimo fiore in un deserto di cristalli e sterpaglie. Un attimo dopo il sacchetto era passato e per questo già dimenticato, e la reginetta in erba aveva da subito ripreso possesso della propria, solitaria scena.

Negli stessi istanti in cui la busta guadagnava sempre più terreno, l’anziano signore sembrava indeciso sul da farsi, visibilmente dispiaciuto dell’incremento di sporcizia di cui si sarebbe reso, suo malgrado, involontario protagonista. Restava così in posizione eretta, guardingo e immobile, i muscoli stanchi e cadenti pronti a un improbabile scatto, come un corridore in pensione che abbia ormai accantonato le scarpe da ginnastica in favore di un più comodo mazzo di carte da esibire fra gli amici del bar.

E in quel mentre capitò l’aiuto in cui il vegliardo più non sperava: la busta raggiunse una tenda che per destino o per fortuna si trovava esattamente sul suo percorso, erigendosi come insormontabile ostacolo, e lì rimase. La decisione fu istantanea: l’uomo riprese la disperata marcia verso la sua preda, nell’estremo tentativo di coprire i circa cinquanta metri che lo separavano da essa nel più breve lasso di tempo possibile. La parvenza di corsa con la quale incedeva, sgraziata e goffa, faceva pensare ad un vecchio macinino pronto per la rottamazione, che arranchi sobbalzando a causa di uno pneumatico forato.

Giunto finalmente in prossimità della tenda, a una manciata di passi da essa, la busta, dopo essere rimasta bloccata per diversi secondi, diede una brusca sterzata verso l’interno della spiaggia, come guidata da un Dio beffardo, e dopo aver imbarcato di nuovo aria, riprese il tragitto interrotto poc’anzi. L’anziano, in un ultimo sprazzo di energia, la lingua quasi ingoiata e ormai col fiato strozzato, tentò un ultimo allungo per tenerle dietro, ma questa in pochi secondi aveva ormai già guadagnato troppo terreno.

Superata di poco la tenda che si era proposta poco prima come imprevista compagna di caccia, l’uomo si arrestò ancora. Definitivamente.

Guardò un’ultima volta per qualche istante la busta fuggire a gran velocità – ormai divenuta troppo piccola persino per starle dietro con la vista – e, voltandosi ancora ansimante, tornò indietro come solo coloro che sanno di nascere sconfitti sanno tornare.

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2 pensieri su “La Busta

  1. L’ultima riga:” tornò indietro come solo coloro che sanno di nascere sconfitti sanno tornare..” non la condivido perchè in essa aleggia una sconfitta a priori..L’anziano, se non fosse stato certo di essere uno sconfitto, avrebbe trovato il modo di recuperare la busta magari chiedendo aiuto alla “ballerina” invece che “puntare” tutto su se stesso..(scusa non ho trovato altro verbo

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  2. Beh, la “sconfitta” di cui parlo è quella definitiva alla quale nessuno sfugge. La consapevolezza in merito ad essa non implica certo la rassegnazione aprioristica a svolgere attivamente e partecipativamente i fatti della propria vita, bensì porta, dopo ogni tentativo, all’accettazione profonda dell’eventuale fallimento e/o, dall’altro lato, alla corretta valutazione critica del possibile successo.

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